La busta con l’avviso di pagamento è diventata una piccola scena quotidiana: c’è chi la apre con attenzione, chi la nasconde sul tavolo e chi invece la confronta subito con il conto di casa. Quel foglio certifica una tendenza che ormai non sorprende più: la tassa sui rifiuti pesa di più. Il rapporto 2025 dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva fotografa un aumento diffuso: la spesa media nazionale per la gestione dei rifiuti urbani arriva a 340 euro per una famiglia tipo (tre persone e un’abitazione di 100 metri quadrati), con un incremento del 3,3% rispetto all’anno precedente. Lo studio registra rincari in 95 capoluoghi su 110, un segnale che i costi si sono estesi quasi ovunque.
Le ragioni sono concrete: costi di gestione più alti, necessità di adeguare infrastrutture locali e scelte politiche che incidono sulle tariffe. Un dettaglio che molti sottovalutano è l’effetto cumulativo: aumenti contenuti città per città diventano una spesa significativa sul bilancio familiare. Nella ripartizione territoriale emergono poche aree senza scostamenti rilevanti: in alcune province della Valle d’Aosta, della Sardegna e del Molise i numeri restano sostanzialmente stabili, ma altrove la tendenza è chiarissima. Chi amministra i servizi lo raccontano: non si tratta solo di conti pubblici, ma di come vengono organizzati i processi di raccolta, trasferenza e trattamento.
Un fenomeno che in molti notano solo in inverno riguarda i picchi di costo legati al trattamento dell’organico: differenze nella qualità del servizio influiscono in modo diretto sulla bolletta. In questi mesi, la rilevazione nazionale mette al centro non solo l’entità della Tari, ma anche la sua variabilità territoriale, un elemento che determina scelte locali e reazioni dei cittadini.
Nord, centro e sud a confronto
Il quadro regionale mostra divari marcati. Al Nord la raccolta differenziata supera il 73% e la media della Tari si attesta intorno ai 290 euro all’anno: è l’area più efficiente sia per copertura del servizio sia per costi sostenuti dai cittadini. Salendo verso il Centro, la spesa media cresce fino a circa 364 euro e la differenziata si ferma intorno al 62%. Lo schema più critico è al Sud, dove la Tari media raggiunge i 385 euro e la raccolta differenziata non oltrepassa il 59%.
Questi numeri spiegano perché alcune regioni restano più economiche: Trentino-Alto Adige, Lombardia e Veneto segnano costi contenuti rispetto alla media nazionale. Al contrario, Puglia, Campania e Sicilia figurano tra le regioni con le tariffe più elevate. Un aspetto che sfugge a chi vive in città è la variabilità intra-regionale: due comuni vicini possono mostrare differenze sostanziali per organizzazione del servizio e impianti disponibili.
Il confronto tra capoluoghi accentua queste disparità: in testa alla classifica delle tariffe c’è Catania 602 euro, seguita da Pisa 557 euro e Genova 509 euro. All’estremo opposto si colloca Cremona 196 euro, insieme a città come Udine e Trento che restano sotto quota 200. Un dettaglio che molti sottovalutano è l’effetto della densità abitativa: comuni più compatti o con servizi integrati spesso hanno costi unitari più bassi, mentre aree frammentate pagano di più per la raccolta e il trasporto.

raccolta differenziata e qualità del servizio
Un elemento positivo emerge dalla percentuale nazionale di raccolta differenziata, salita al 66,6%, cioè oltre la soglia europea del 65%. Ma il dato nasconde differenze di qualità: nelle regioni del Nord i tassi di impurità dell’organico sono spesso inferiori al 3%, mentre nel Mezzogiorno possono superare il 15%, con evidenti ripercussioni sui costi di trattamento e sul riciclo effettivo.
Il risultato complessivo del riciclo si ferma al 50,8%, ancora sotto l’obiettivo europeo del 55%. È importante osservare che non basta aumentare la quantità di materiale raccolto in modo differenziato: la qualità della separazione influisce direttamente sulla possibilità di avviare i materiali al riciclo e sui costi di scarto. Un fenomeno che in molti notano solo nella fase di conferimento riguarda proprio la presenza di frazioni errate nei contenitori, un fattore che genera scarti e spese aggiuntive.
I dati regionali offrono ulteriori spunti: il Trentino-Alto Adige registra un aumento della Tari significativo in percentuale ma resta tra le regioni più virtuose per differenziata; la Valle d’Aosta mostra una diminuzione tariffaria rispetto all’anno precedente; la Sardegna evidenzia una lieve flessione. Un dettaglio che molti amministratori ricordano è come le decisioni sugli impianti di trattamento e sui contratti di servizio determinino effetti che si vedono in bolletta. Alla fine, la tendenza è una realtà che molti cittadini già sperimentano: la tassa sui rifiuti pesa, e il modo in cui viene organizzata la raccolta potrebbe fare la differenza sul bilancio familiare.