
Il clic di un mouse interrompe il tran tran mattutino in un grande studio di consulenza fiscale, mentre un’impiegata aggiorna un file digitale destinato alla fatturazione. Sui monitor scorrono numeri, descrizioni di merci e codici che fino a ieri potevano sembrare superflui. Oggi, invece, un nuovo obbligo sta per entrare in vigore e cambiare il modo in cui imprese e professionisti compilano le proprie fatture elettroniche. Dietro a questa novità c’è una legge di semplificazione economica approvata definitivamente dalla Camera lo scorso 26 novembre 2025. Da qui parte tutto il meccanismo che mira a rendere più trasparente il mercato dei prodotti soggetti a specifici monitoraggi.
Il via libera alla semplificazione economica
Nel corso della seduta parlamentare, l’attenzione si è concentrata su un pacchetto di disposizioni che puntano a rimuovere ostacoli burocratici. Tra le misure più rilevanti spicca l’inserimento, in via temporanea fino al 31 dicembre 2026, di un nuovo campo dedicato al codice identificativo del prodotto nelle fatture elettroniche. La norma, contenuta nell’articolo 33 del provvedimento, aggiunge un comma 7-bis all’articolo 3 del D.L. n. 63/2024, riservato agli scambi di merci presi in esame dalle Commissioni Uniche Nazionali. Obiettivo dichiarato: migliorare la qualità delle informazioni raccolte sui flussi commerciali.
Il processo di approvazione non si è limitato a fissare l’obbligo: ha definito una cornice di riferimento chiara, lasciando i dettagli operativi al futuro provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate. Lo schema organizzativo è pensato per armonizzare dati provenienti da operatori di ogni dimensione. “un dettaglio che molti sottovalutano”
I numeri restituiti dalle transazioni non avranno valenza fiscale diretta. Piuttosto, l’introduzione del campo serve a garantire riservatezza e anonimato nella trasmissione dei dati, che saranno elaborati in forma aggregata per analisi di mercato e studi statistici. L’idea è di evitare qualsiasi collegamento tra fattura e singolo soggetto economico, mantenendo l’attenzione sugli andamenti dei prezzi e sulle tendenze settoriali.
Prima dell’avvio dell’obbligo, l’Agenzia delle Entrate dovrà pubblicare istruzioni su standard tecnici, modalità di compilazione e canali di invio. Solo a quel punto aziende e professionisti potranno aggiornare i propri software gestionali. “un elemento spesso trascurato”
Il nuovo campo obbligatorio nelle fatture
A partire dall’adozione delle indicazioni operative, ogni soggetto che effettuerà transazioni di beni controllati dalle Commissioni Uniche Nazionali sarà tenuto a inserire un codice prodotto specifico in ciascuna fattura elettronica. Il codice fungerà da riferimento univoco per ogni articolo, consentendo di tracciare l’origine merceologica e il quantitativo scambiato. L’obbligo si applica a comparti quali cereali, semi oleosi e altre categorie sottoposte a verifica periodica.
Le fatture arricchite del nuovo campo saranno automaticamente convogliate verso le segreterie tecniche delle commissioni, tramite un canale dedicato e protetto. I dati verranno poi aggregati, eliminando ogni possibile identificativo anagrafico. “un particolare che sfugge ai non addetti ai lavori”
Una volta raccolte, le informazioni alimenteranno banche dati statistiche utili a valutare l’andamento dei prezzi e a identificare eventuali anomalie di mercato. Questo approccio punta a bilanciare la necessità di un monitoraggio preciso con il diritto alla riservatezza dei partecipanti. Gli esiti delle analisi potranno poi essere utilizzati per orientare politiche settoriali e studi economici mirati.
La durata temporanea dell’obbligo – fissata fino al termine del 2026 – permetterà di testare l’efficacia del sistema e di apportare eventuali correttivi. Nel frattempo, imprese e software house si preparano ad aggiornare le procedure interne. “un’osservazione che emerge dai dati raccolti”
Il monitoraggio affidato alle commissioni
Le Commissioni Uniche Nazionali rappresentano un organismo di riferimento per il controllo periodico dei valori di mercato. Con compiti ben definiti, elaborano report trasparenti sui prezzi di prodotti agricoli e merci varie, fornendo un quadro affidabile per le trattative commerciali. Ogni commissione raccoglie informazioni da operatori, organizzazioni professionali e associazioni di categoria.
L’istituzione e il funzionamento di ciascuna CUN avviene tramite un decreto direttoriale del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, in collaborazione con il Ministero dello sviluppo economico. Il documento stabilisce la sede operativa, la tipologia di prodotti monitorati, i criteri di composizione del panel e la durata degli incarichi. “un aspetto che sfugge a chi vive in città”
La presenza di rappresentanti provenienti da diverse componenti del settore garantisce un confronto equilibrato e condiviso. Grazie a questo sistema, le imprese possono basarsi su dati oggettivi, riducendo le asimmetrie informative e aumentando la trasparenza nelle negoziazioni. Inoltre, la possibilità di sospendere rilevazioni e pubblicazioni in situazioni particolari offre flessibilità operativa.
Con l’introduzione del codice prodotto nelle fatture, le commissioni potranno disporre di un flusso continuo di informazioni aggiornate, utile a interpretare le dinamiche di offerta e domanda. Molti operatori economici già intravedono i vantaggi di un monitoraggio più puntuale, capace di offrire segnali precisi dal mercato. “un fenomeno che si ripropone ogni stagione”