Un cambio epocale sta ridisegnando il panorama produttivo italiano, ma il vero protagonista non è più la fabbrica fisica. Oggi il cuore pulsante sono data center, algoritmi avanzati e decisioni politiche che stanno creando un nuovo ecosistema digitale. La trasformazione più significativa arriva dall’unione tra cloud computing e intelligenza artificiale, che sposta il valore dall’uso di beni materiali al controllo di infrastrutture digitali. Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, il mercato italiano del cloud dovrebbe superare gli 8 miliardi di euro entro pochi anni, con una crescita annuale intorno al 20%. Dietro ai numeri, però, c’è un cambio di paradigma: il cloud non è ormai solo tecnologia, ma un elemento che influenza geopolitica, leggi ed economia.
Chi detiene il controllo della “nuvola” determina anche le dinamiche dell’innovazione e stabilisce le condizioni della sovranità digitale. Questo elemento è decisivo per la capacità dell’Italia di confrontarsi nella sfida globale dell’economia algoritmica. Un punto che spesso viene trascurato, ma che ha ricadute concrete, riguarda come la trasformazione impatti non solo le grandi imprese, ma soprattutto le piccole e medie aziende. Queste ultime stanno riconsiderando i propri modelli di business, integrando sempre più il cloud nelle loro strategie.
Il mercato italiano tra crescita selettiva e tensioni strategiche
In Italia la diffusione del cloud segue logiche di scelta ponderata, più orientate alla sostenibilità che alla copia di modelli esteri. La fase sperimentale è alle spalle: le aziende considerano la migrazione al cloud come un investimento strategico per la resilienza e per mantenere la propria competitività. Nel particolare, il Public & Hybrid Cloud dovrebbe raggiungere quasi 6 miliardi di euro, mentre il Private Cloud aggiorna il suo valore a oltre un miliardo e mezzo. Questi dati mostrano un equilibrio importante tra aperture al mercato e attenzione al controllo, soprattutto in relazione alla sicurezza e alla protezione dei dati sensibili.
Il traino principale arriva dall’aumento della domanda per infrastrutture-as-a-service (IaaS), necessarie per gestire la crescente richiesta di potenza di calcolo, soprattutto per progetti legati all’intelligenza artificiale generativa. Anche le piattaforme Platform-as-a-Service (PaaS) superano la soglia del miliardo, segno che molte aziende stanno sviluppando capacità interne di sviluppo software basate sul cloud. Le piccole e medie imprese (PMI) dimostrano un’accelerazione notevole: già oltre il 66% utilizza servizi cloud, con investimenti prossimi ai 700 milioni di euro.

Non va dimenticato il ruolo della pubblica amministrazione e del Polo Strategico Nazionale (PSN), che puntano a infrastrutture protette e localizzate nel territorio nazionale. Tuttavia, la crescita del cloud porta con sé nuove sfide. La scalabilità delle soluzioni deve rispettare sempre più rigide normative di conformità, mentre cresce la consapevolezza circa l’impatto ambientale. In alcune aree del Paese, in particolare dove si concentrano molti data center, l’aumento del fabbisogno energetico è già percepito come una pressione significativa sul sistema locale.
Intelligenza artificiale e sovranità digitale: nuove frontiere e tensioni europee
L’intelligenza artificiale ha superato la fase sperimentale ed è diventata il focus principale degli investimenti nel cloud. Le imprese italiane puntano a utilizzare l’AI non solo per ottimizzare processi, ma anche per generare valore attraverso modellazioni predittive complesse e sistemi avanzati di supporto alle decisioni. La diffusione di soluzioni AI-as-a-Service — che includono API cognitive, piattaforme di machine learning e modelli generativi predefiniti — abbassa le barriere di ingresso e accresce la domanda di capacità di calcolo. Tuttavia, chi vive in città può non notare un aspetto rilevante: manca ancora una politica etica strutturata sull’uso dell’intelligenza artificiale, assente nel 59% delle imprese, con potenziali rischi reputazionali e normativi.
Nei principali centri di ricerca italiani, come il Politecnico di Torino e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, si stanno sperimentando nuove architetture cloud federate. Queste si basano su tecnologie come Kubernetes e connettono cluster distribuiti in tutta Europa, puntando a superare limiti operativi tradizionali. Questo dimostra come la relazione tra capacità di calcolo e capitale cognitivo stia diventando un elemento centrale per differenziare l’offerta e spostare il valore competitivo dal possesso fisico alla qualità intellettuale.
Guardando oltre i confini nazionali, la questione della sovranità digitale è al centro del dibattito europeo. Più del 90% del mercato cloud europeo è oggi controllato da operatori extra Unione Europea, trasformando il tema da tecnologico a politico. L’Europa sta rispondendo con iniziative come Gaia-X e i Data Spaces europei, che mirano a creare infrastrutture autonome. Inoltre, viene introdotto il nuovo AI Act, che impone regole più stringenti per la trasparenza e la responsabilità nell’uso delle tecnologie di intelligenza artificiale.
L’Italia si trova in una posizione strategica nel Mediterraneo per quanto riguarda reti di dati, energia e comunicazioni. Il Polo Strategico Nazionale rappresenta un progetto fondamentale per rafforzare la sovranità tecnologica, limitando la dipendenza da hyperscaler esteri e proteggendo la sicurezza dei dati pubblici. In questo contesto, la sovranità digitale diventa una reale forma di potere infrastrutturale, basata sulla gestione dei flussi informativi più che sui confini tradizionali.