Studentessa inventa un pesce robot stampato in 3D che elimina le microplastiche dall’acqua

Nel cuore di un laboratorio universitario inglese, un piccolo robot subacqueo sta prendendo forma con un obiettivo preciso: ridurre la presenza di microplastiche nelle acque dolci. Il dispositivo, disegnato per imitare un salmone nei movimenti e nella struttura, è progettato per filtrare le minuscole particelle di plastica che contaminano fiumi, laghi e corsi d’acqua. Dietro questo progetto c’è una giovane studentessa di chimica che ha unito innovazione tecnologica e responsabilità ambientale per rispondere a una problematica sempre più diffusa.

Come funziona il pesce robot e cosa lo rende diverso

Gillbert non è un semplice modello stampato in 3D: ha una struttura progettata per replicare le branchie naturali dei pesci, un elemento che la maggior parte dei sistemi di filtraggio convenzionali non riesce a riprodurre. Mentre nuota, il robot aspira acqua dalla bocca e la espelle attraverso una rete collocata nelle sue branchie artificiali, trattenendo le microplastiche sospese nelle acque. Queste particelle, spesso invisibili a occhio nudo, sfuggono facilmente ai tradizionali impianti di depurazione ed è proprio in questo ambito che il robot mostra la sua efficacia concreta.

Equipaggiato con un motore che gli permette di muoversi autonomamente e controllabile da remoto, il dispositivo è stato sviluppato con un design modulare. Questo significa che ogni componente può essere aggiornato o sostituito facilmente, rendendo la sua produzione accessibile grazie alla tecnologia della stampa 3D. Chi vive nei centri urbani potrebbe non notarlo spesso, ma questa caratteristica apre la strada a una possibile rete diffusa per il monitoraggio e la pulizia delle acque, con il coinvolgimento diretto di studenti, associazioni e cittadini comuni. In molte aree, dove ancora manca un controllo efficace delle risorse idriche, questa soluzione può rappresentare un modello da replicare.

Dal progetto scolastico al test pratico sul campo

La fase sperimentale di Gillbert ha avuto luogo in un lago nel sud dell’Inghilterra, dove il prototipo ha dimostrato di sapersi muovere autonomamente e di intercettare efficacemente le microplastiche, un risultato rilevante per una tecnologia ancora in fase di perfezionamento. L’obiettivo principale è ora aumentare l’autonomia energetica e migliorare l’efficienza del dispositivo, così da consentire un funzionamento prolungato senza frequenti interventi di manutenzione.

Questo progetto nasce da una competizione universitaria dedicata alla robotica ispirata al mondo naturale e ha superato diverse altre proposte, confermando come idee sviluppate all’interno di contesti accademici possano tradursi rapidamente in soluzioni pratiche e applicabili. La sinergia con un gruppo di ricercatori specializzati ha permesso di mettere a punto un prototipo robusto, tracciando un percorso che integra teoria e pratica, spesso assente in altri lavori simili. Il valore aggiunto sta proprio in questa combinazione di competenze, che rende la tecnologia accessibile e funzionale in situazioni reali.

Studentessa inventa un pesce robot stampato in 3D che elimina le microplastiche dall’acqua
Dispersione di microplastiche: una piaga invisibile che minaccia ecosistemi acquatici e salute umana. Urgente intervenire. – fotobertotti.it

Perché la lotta alle microplastiche passa anche da qui

Le microplastiche sono frammenti di plastica di dimensioni inferiori a 5 millimetri, derivanti dalla disgregazione di rifiuti più grandi. Questi residui contaminano i corsi d’acqua, vengono ingeriti dalla fauna acquatica e si inseriscono nella catena alimentare con potenziali ripercussioni sulla salute umana. La rimozione efficace di queste particelle rappresenta una sfida tecnologica, poiché la maggior parte degli impianti di depurazione fatica a catturarle.

Gillbert si propone come una risposta innovativa e sostenibile, con un impatto economico contenuto. Essendo un progetto open-source, è possibile scaricare i modelli, costruire nuovi esemplari e monitorare le condizioni delle acque in diverse località. Questo approccio di democratizzazione della tecnologia favorisce una maggiore attenzione collettiva e un coinvolgimento diretto di scuole e cittadini nelle attività di tutela ambientale. Nel corso dell’anno, iniziative simili stanno aumentando, testimonianza del fatto che l’impegno per contrastare l’inquinamento da plastica coinvolge sempre più attori a livello locale, oltre ai grandi enti scientifici.

Il robot rappresenta un esempio concreto di come l’innovazione possa tradursi in strumenti flessibili, educativi e utili per affrontare problemi ambientali che in molte zone d’Italia e d’Europa assumono un rilievo crescente. Chi vive in queste aree lo nota ogni giorno, segno che la tecnologia può diventare un alleato concreto nella tutela delle risorse idriche.

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